INTERVISTE

MUSICBOOM

Le voci di Kaspar

di Luca Fusari

Domanda scontata: come è nato Kaspar?

Fu così che andò: nel '99 esiste l'ultimo Tasaday e da solo realizza un disco. L'ultimo Tasaday, appunto. Nel 2000 due Tasaday cominciano a lavorare al Cd Con il corpo crivellato di stelle. Quando lo portano a termine, nel 2001, i Tasaday sono 4 e i partecipanti 14. Nasce il sito web Tasaday, e con esso l'idea di coinvolgere ancora più persone. Per questo, nel febbraio 2002 viene lanciato il progetto Kaspar. Alla fine almeno 50 persone danno un contributo sonoro e i Tasaday sono 7.

Le idee di comporre un album di musiche 'trovate' e di estendere il concetto di 'produzione collettiva' sono nate assieme o una ha condizionato l'altra?

Inizialmente il progetto prevedeva solo la pubblicazione gratuita sul sito Tasaday delle tracce realizzate . Non volevamo commercializzare un lavoro frutto della partecipazione di decine di persone (tra l'altro sarebbe stato un po' complicato dividere i pochi proventi!). Poi la Wallace Records ci propone l'idea della produzione collettiva. La accettiamo subito perché conserva il carattere no profit del progetto. E fa quadruplicare il numero dei partecipanti con la formula del singolo produttore che mette i 3 euro.

È stato difficile trovare un filo conduttore per assemblare materiali così disparati? C'è, questo filo conduttore?

Difficile? no, non è stato difficile. Ma il filo conduttore non c'è. Certo il materiale è disparato, tuttavia non è arrivato praticamente nulla che non fosse adatto. Sembra quasi che i partecipanti inconsciamente sapessero cosa ci aspettassimo da loro.
Non ci siamo dati delle regole, se non quella che chiunque avesse mandato del materiale sonoro dovesse comparire nell'album. Abbiamo lavorato singolarmente, ognuno dei Tasaday ha realizzato qualche brano. Poi li abbiamo ascoltati ed abbiamo fatto l'editing finale tutti insieme. Ognuno di noi ha agito seguendo il proprio istinto e la propria sensibilità musicale ma alla fine il risultato è comunque omogeneo.

Immagino che, al di là del fascino 'sonoro' dell'operazione, il peso di Kaspar come 'alternativa produttiva' non sia stato poco. Confermate?

Certo. Merito della Wallace, ossia Mirko Spino che ha pensato di coinvolgere chiunque fosse interessato alla produzione del progetto. E' però vero che in un certo senso operazioni di questo tipo sono un "lusso" e che non tutti se le posso permettere. Ma i Tasaday hanno un'unica grande missione... il sacrificio.

Kaspar ha cambiato in qualche modo il vostro modo di porvi nei confronti della manipolazione sonora o è stato 'solo' il logico approdo di un lavoro sulla musica che già vi apparteneva?

Come dicevamo, Kaspar è stato lo sbocco e l'apice di un lavoro iniziato con Con il corpo crivellato di stelle. Anche nelle esibizioni live agiamo in modo analogo, manipolando ed assemblando in modi sempre diversi i suoni che abbiamo incontrato e raccolto nei nostri percorsi. Se poi guardiamo al passato scopriamo che già nel primo disco Tasaday si diceva: "Questi suoni, in altri luoghi ed in altri tempi, sono già avvenuti. Essi si ripetono incessantemente, guidati da un destino immutabile di cui ne sono i riflessi sensibili."
Tuttavia, il dopo Kaspar ci vedrà tornare a sonorità più "suonate", dove saranno i nostri strumenti musicali ad essere reinterpretati di volta in volta e di brano in brano in modo diverso. Percussioni, chitarre, fiati e strumenti analogici, seppure amalgamati dall'elettronica, riguadagneranno presto il loro spazio.

So che nei prossimi giorni (il 19 settembre 2003, ndr.)sarete a Roma per una presentazione di Kaspar. È un'occasione a sé o ne avete in programma altre - o altre 'esecuzioni dal vivo' come quella della primavera scorsa ad Arcore (Tre ore di 'continuum' musicale costruito con tutti i campioni utilizzati nel'album, mescolati in tempo reale, ndr)?

Potrebbero esserci altre presentazioni o rappresentazioni del Kaspar Project, ma stiamo anche guardando oltre. Qualcosa di Kaspar comunque ce lo porteremo anche nei prossimi concerti, quindi chi ha inviato i suoni stia pronto, potrebbe capitargli di ascoltarli durante una delle nostre performances.

Non avete pensato di mettere online, oltre ai brani del disco, anche i singoli 'campioni' per dare la possibilità a chiunque di costruire altri pezzi con lo stesso materiale?

Non ci abbiamo ancora pensato, ci hai dato un'idea…

Domanda scontata #2: Kaspar Hauser è stato una ispirazione o l'unico 'volto' che il progetto poteva avere?

Hai detto bene... Kaspar è stata un'ispirazione. L'affinità con il progetto non l'abbiamo cercata, ha un carattere istintivo, inconscio. Il personaggio di Kaspar Hauser è stato da sempre presente nel mondo Tasaday. Negli anni '80 avevamo pochi miti: Ian Curtis, i filosofi maledetti (Bataille, Baudrillard...) ed il cinema tedesco (Fassbinder, Herzog, il primo Wenders). Kaspar Hauser è il protagonista del film di Werner Herzog L'enigma di Kaspar Hauser il cui titolo originale in tedesco recita Ognuno per se' e Dio contro tutti.
Kaspar Hauser, un personaggio realmente esistito nel XIX secolo, rinchiuso in una grotta dalla nascita fino alla maggiore età, esce infine alla luce del giorno e vede il mondo con occhi che non sono i nostri, lo vede da un'inclinazione che noi non riusciamo neppure ad immaginare. Così come Kaspar vede, sente, vive le cose del mondo senza capirne i nessi e la consequenzialità, così i partecipanti al Progetto Kaspar hanno raccolto e gettato all'aria frammenti di questo mondo lasciando che rimbalzassero gli uni sugli altri senza capire quale legame li unisse. Tasaday ha solo fotografato, fissandolo sul supporto sonoro, un istante, solo uno degli infiniti istanti che i frammenti potevano e potranno comporre. Oppure la spiegazione (o la negazione della spiegazione) è quella che ci è giunta in un messaggio:

Non ho ancora veramente capito il Kaspar Project e mi piace per questo.Possiamo unicamente inventarci delle parole, ma attraverso queste nessuna cosa è comprensibile (bisognerebbe credere che qualcosa vi sia, per sperare di capire qualcosa). Mentre io non saprei dire quello che so, o se c'è qualcosa là fuori da capire. Per questo nessuno poteva "vedere con chiarezza". Né il mare, né la montagna, né il mare, né la montagna...

(Appunti di Massimo Fontana, un produttore, sui titoli di Kaspar Project.)

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KRONIC

TASADAY

Vent`anni all`avanguardia


di
Roberto Bonfanti

I Tasaday hanno voluto farci un regalo: non paghi di averci concesso una lunghissima chiacchierata in cui ci hanno raccontato molte cose del loro presente, passato e futuro, hanno voluto (con nostra grandissima gioia) immortalare questa chiacchierata in un loro brano: così hanno ripreso i nastri con le registrazioni dell`intervista, le hanno rielaborate a modo loro aggiungendo altri contributi sonori e ci hanno donato un brano intitolato "Le parole prosciugano in noi quasi tutta la vita" che potete scaricare gratuitamente da QUI e che rappresenta una vera chicca per tutti gli amanti di questa storica band italiana che, anche dopo oltre 20 anni di avanguardia, sembra non voler mai smettere di stupire ed affascinare.


Partiamo dal Kaspar... cosa ha rappresentato per voi questo progetto?
Stefano Sangalli: Il Kaspar sostanzialmente è un progetto "politico", nel senso che chiaramente questo progetto ha il significato di scavalcare la produzione così come finora era sempre stata concepita visto che non credo sia mai stata fatta una cosa simile. In parole povere, in questo caso per fare il disco siamo partiti raccogliendo i contributi sonori di parecchia gente e questo sicuramente non è originale, però il discorso della produzione credo lo sia abbastanza: ognuno ha messo tre euro per la produzione del disco ed in questo modo le copie erano tutte già vendute ancora prima di essere realizzate. Il produttore, in questo caso Mirko della Wallace, una volta tanto non ci ha perso dei soldi. Chi ha comprato la propria copia l`ha pagata a prezzo di costo: nessuno ha guadagnato niente, nessuno ci ha perso niente, ed il prodotto mi sembra abbastanza buono. Il problema del Kaspar è che fino ad ora non ha avuto una grossa risonanza perché se ne è parlato pochissimo, ma questo è un po` il limite di tutto il discorso: in genere una cosa viene considerata se ha un prezzo ed è in vendita, mentre in questo caso il prodotto non è in vendita.

Sandro Ripamonti: Insomma... non ne hanno parlato le riviste così dette "ufficiali", però in generale se ne è parlato anche fin troppo secondo me, per esempio in rete dove ci sono molti che hanno aderito al progetto ed al tempo stesso erano anche recensori. Chiaramente le riviste ufficiali non hanno ricevuto gratuitamente il disco, non hanno partecipato al progetto perché non lo conoscevano e se lo conoscevano non gliene fregava niente, e quindi è per questo che forse non è molto conosciuto. Comunque volevo aggiungere che il progetto è nato inizialmente come progetto musicale e non tanto come nuova proposta di produzione e distribuzione: quello è venuto in un secondo momento. Tutto è nato da una caratteristica che i Tasaday hanno assunto negli ultimi anni e che è l`esatto opposto di quello che erano stati prima: i Tasaday fin dagli inizi erano un gruppo molto chiuso, formato da un nucleo di persone abbastanza cospicuo -mai meno di 5 fino anche a 8 o 10- che però non avevano collaboratori esterni, cioè non erano molto aperti ad accettare collaborazioni con altri musicisti; in questi ultimi anni invece, a partire dal disco "Con il corpo crivellato di stelle", pur senza un progetto preciso, abbiamo iniziato a chiedere la collaborazione di diverse persone ed il progetto Kaspar è stato la diretta conseguenza di questo nuovo corso dei Tasaday nel cercare di coinvolgere il maggior numero di persone possibili nella realizzazione di suoni.

Stefano: E` vero quello che dice Sandro: il discorso è nato a livello musicale, anche se secondo me ha preso molto più significato a livello di produzione. E` stata un`idea di Mirko: noi volevamo rendere disponibile il disco solo tramite il nostro sito internet, poi però Mirko ha detto che secondo lui meritava di essere pubblicato per cui abbiamo cercato di farlo con un`idea in linea con quello che era il progetto musicale.

Una cosa piuttosto curiosa nel Kaspar sono i titoli dei brani: come sono nati?
Sandro: Chiaramente trovare dei titoli per i brani era difficile. Siccome Kaspar Hauser è tratto dal film di Herzog, si è pensato di estrapolare dei discorsi che Kaspar faceva durante il film ed organizzare una frase compiuta per poi suddividerla fra i diversi brani: è una cosa che avevamo già utilizzato anni fa in una vecchia produzione (la doppia cassetta "Eracle - Hermes" del 1988 - N.d.R.).

In questo progetto avete abbandonato il ruolo di "compositori" per buttarvi in quello di manipolatori di suoni: come vi siete trovati in questo ruolo?
Paolo Cantù: In realtà è la stessa cosa perché comunque abbiamo composto sempre dei brani anche se, invece di farlo con i nostri strumenti, lo abbiamo fatto prendendo dei file che ci sono arrivati; il lavoro però è lo stesso perché il ragionamento è stato quello di prendere gli elementi come se fossero delle parti suonate da noi e metterli insieme proprio come se si stesse componendo un brano.

Sandro: La differenza è stata che ciascuno di noi ha preso un tot di suoni a caso ed ha composto due o tre brani da solo poi ci siamo trovati, abbiamo fatto un ascolto insieme ed abbiamo cercato di aggiustare quello che pensavamo si potesse migliorare; per cui la differenza è stata proprio nel fatto che ognuno di noi, per conto proprio, ha assemblato i brani da solo.

Rispetto alle aspettative che potevate avere all`inizio del progetto, cosa ne pensate del risultato finale
Sandro: Per me è venuto molto meglio rispetto alle aspettative! Tenendo anche conto di cosa ci è arrivato, su che supporto e registrato come, alla fine senti che il risultato è omogeneo sia come linea generale dell`album sia come qualità sonora. Tenendo presente che ci è arrivato di tutto, il risultato finale è al di là di qualsiasi nostra aspettativa. Credo che sia così per tutti.

Paolo: Tenendo conto che poi noi non è che abbiamo manipolato i brani che ci sono arrivati effettandoli o rallentandoli: c`è stato una taglia e cuci ma non abbiamo stravolto più di tanto i suoni che abbiamo ricevuto; il lavoro è stato tutto nel collocare ogni suono esattamente nel punto in cui sembrava adatto per una determinata parte, con le dinamiche giuste.

Carlo Ronchi: Io ho registrato il tubificio.

Sandro: Il bello è stato proprio non aver suonato niente ma essere riusciti a realizzare,
sfruttando i contributi di altri, un prodotto che rispecchia il nostro modo di esprimerci.

Probabilmente, complice il discorso della produzione a 3 Euro, si sono avvicinate alla vostra musica anche persone che probabilmente prima non vi ascoltavano... quali sono state le reazioni che avete ricevuto da parte del pubblico?
Sandro:Beh... c`è chi l`ha ascoltato la prima volta e non lo ascolterà mai più; c`è chi ha ascoltato i primi tre minuti e non lo ascolterà mai più; magari c`è anche qualcuno che l`ha ascoltato due volte! Di questi però non ho notizie... (risate, ndr)

Carlo: Si può dire però che, di quelli che hanno partecipato ed hanno mandato i suoni, parecchi sono stati contenti e ci hanno scritto... nessuno si è lamentato! Anche perché chiaramente è musica non convenzionale ma, come dicevamo prima, sotto quel punto di vista è un bel disco. Del resto non abbiamo mai fatto nulla cercando i consensi del pubblico: abbiamo sempre fatto quello che ci piaceva fare anche in forme estreme e ben consapevoli che ben pochi ci avrebbero ascoltato.

Sandro: Di certo non è un disco estremo però chi ha aderito semplicemente all`idea politica di avere un disco a 3 euro, non penso che abbia apprezzato più di tanto la qualità sonora del prodotto...

A questo proposito, più in generale, che approccio avete nei confronti del pubblico?
Carlo: Beh... all`inizio al pubblico durante i concerti tiravamo il sale grosso piuttosto che i pesci o altre cose... e a volte il pubblico ricambiava allo stesso modo...

Sandro: Si, all`inizio eravamo dei provocatori.

Stefano Bisogna dire però che era anche l`epoca, inizio anni `80, a tendere verso queste cose. Adesso chiaramente abbiamo un approccio più riflessivo, anche se la musica in sé non è che sia cambiata più di tanto, anzi, secondo me si è raffinata però è pur sempre abbastanza ostica.

Visto che avete citato i vostri esordi: ormai sono passati 20 anni dal vostro primo LP... come si è evoluta, secondo il vostro punto di vista, la nostra scena musicale in questi anni?
Stefano: Diciamo che negli anni `80, quando abbiamo iniziato, c`erano parecchi gruppi che tendevano verso un certo estremismo sonoro; ora magari c`è un`area più estesa di musica indipendente ma forse un po` meno coraggiosa. A parte A Short Apnea, non mi viene in mente nessun altro nome che vada un pochino oltre le righe.

Sandro: Per me invece ci sono diverse situazioni interessanti: sicuramente più di vent`anni fa`... il problema è che è difficile stare dietro a tutto quello che succede.

Paolo: Forse vent`anni fa` c`erano molti meno gruppi, era più difficile fare un disco ed i vari generi erano molto più divisi in settori compartimentali, per cui fare delle cose provocatorie e stupire era in qualche modo più facile e molto più efficace visto che adesso la gente è molto più abituata ad ascoltare sonorità più particolari o più estreme. Era molto più estremo fare determinate cose vent`anni fa che non farle adesso.

Forse la maggior quantità a cui accennava Sandro è dovuta anche al fatto che oggi chiunque si può registrare un disco in casa...
Sandro: Si, ma anche allora si facevano le cassette e chiunque poteva farne una.

Stefano: Nonostante tutto però, rimanendo nell`ottica di un suono estremo, probabilmente c`erano più realtà allora che adesso. Secondo me non è vero che ci siano meno gruppi: il problema è che adesso è molto più difficile seguirli. La differenza è che allora, all`interno di una certa area, ci si conosceva veramente tutti, ma non solo a livello italiano: a livello mondiale. Adesso magari c`è gente di Milano che fa cose sperimentali e neanche sappiamo che esistono...

Carlo: Basta vedere la Wallace Records che in 4 anni fa 40 dischi mentre negli anni `80 non esisteva un`etichetta di questo tipo. La ADN, che produceva i nostri dischi, magari faceva anche lei 40 dischi, ma erano 3 italiani e gli altri sparsi per il mondo.

Stefano: Insomma... tutto sommato siamo tutti consumatori di dischi per cui, se ci fossero tutte queste realtà di musica non convenzionale rispetto a gruppi pur piacevoli ma che si riducono al solito rock già sentito 20 anni fa`, almeno uno ne salterebbe fuori. A me tutto sommato, a parte A Short Apnea, non viene in mente nessun altro. Anche i Dogon, per esempio, inseriscono il campionatore ma in fondo fanno jazz-rock anche loro. Almeno questa è la mia impressione.

Sandro: Ma prendiamo, per esempio, un altro gruppo che fa musica come noi da 20 anni: i Tac. Tu hai sentito gli ultimi tre dischi dei Tac? No, eppure li hanno fatti; Gli ultimi tre dischi che hanno fatto negli ultimi 10 anni, anche io non li ho ascoltati, però esistono.

Proseguendo sul discorso riguardo i cambiamenti dai vostri esordi ad oggi: rispetto all`attenzione del pubblico e le reazioni davanti alla vostra proposta, credete sia cambiato qualcosa?
Paolo: Prima ci tiravano le cose e adesso ci applaudono! (risata generale, ndr)

Carlo: Io noto una grossa differenza oggi rispetto agli anni `80 e `90, almeno a livello di approccio. E` vero che noi siamo molto meno provocatori rispetto agli esordi, però la musica è quella di sempre: una volta la gente restava annichilita oppure infastidita e c`erano pochi che apprezzavano -anche se quelli che apprezzavano lo facevano veramente molto, quasi a livello di culto- invece adesso c`è molto più interesse, anche fra i giovani che ci seguono.

Stefano: E` anche diverso il nostro modo di andare in scena: all`epoca c`era una performance molto forte, mentre adesso ci si limita a suonare. Il suono chiaramente è sempre abbastanza difficile, però l`impatto è minore; A me piacerebbe riproporre oggi una performance tipo quelle di inizio anni `80 per vedere la reazione... non credo che sarebbe molto diversa da quella che c`era all`epoca.

Stefano GolfariComunque all`epoca anche chi apprezzava non applaudiva: non c`era l`impatto dell`applauso. Come si diceva prima, la gente è più abituata a vedere determinate cose ed a sentire determinati suoni, per cui l`approccio è completamente diverso. Si fa più fatica a stupire o a dar fastidio alla gente, cosa che prima risultava più facile.

Tralasciando per un attimo il passato, ora quali sono i vostri prossimi progetti?
Paolo: Un nuovo disco che è già in fase di completamento e... continuare a lavorare e fare dei concerti.

Stefano: Sarà un disco particolare, che riprende abbastanza i pezzi che abbiamo fatto dal vivo negli ultimi concerti e con l`apporto della batteria, ovviamente, ci saranno delle sonorità diverse rispetto al disco precedente... oserei dire più "rock" nel complesso.

Paolo: Si, diciamo che sarà un po` lo specchio della nuova fase dei Tasaday iniziata dopo "Con il corpo crivellato di stelle", con tutti i contributi delle persone che si sono aggiunte da quando si è ricominciato a suonare dal vivo. Infatti saranno quasi tutti pezzi che abbiamo già proposto dal vivo, che non c`erano su "Con il corpo crivellato di stelle" ma che sono stati composti appositamente per i concerti o comunque che sono stati composti con la formazione che ha girato per i concerti, per cui andrà tutto in quella direzione. Comunque bisogna dirlo: sarà un bel disco!

Sandro: E non costerà 3 Euro...

Stefano: Ma non è detto... chissà... ne parlavo con Mirko qualche giorno fa: una produzione stile Kaspar è interessante, però pone dei problemi. Noi in questo nuovo disco abbiamo spese zero per la realizzazione: chiaramente gruppi come i R.U.N.I. o i Jasminshock che vanno in studio e fanno i mixaggi al Nautilus spendendo un tot di soldi per cui, anche dando tutto il ricavato al gruppo, non rientrerebbero neanche con le spese di registrazione. E` una cosa abbastanza difficile da gestire, però dove c`è la volontà del gruppo e dove c`è la possibilità di farlo, questo discorso dei 3 Euro funziona.

Sandro: Noi possiamo farlo perché registriamo tutto per conto nostro: abbiamo un`attrezzatura tale per cui possiamo registrare, mixare e masterizzare senza bisogno di pagare tecnici del suono che ci aiutino.

Stefano: Si, insomma, se il gruppo dice: "ok, per me va bene", lo puoi anche fare... ma se il gruppo ha speso un tot di soldi per la realizzazione, non puoi venderlo a tre euro. Però diciamo che "one shoot" va bene ed il discorso può essere recepito al di là del disco stesso.

Visto che prima parlavate di live: nell`ultimo anno e mezzo avete mantenuto una certa continuità nella scaletta dei vostri concerti ma mi sembra che si sia vista via via un`evoluzione nei brani, probabilmente anche per l`aggiunta dei nuovi elementi; voi come l`avete vissuta questa
evoluzione

Paolo: Molto naturalmente perché man mano che si aggiungevano elementi si trasformavano le cose.

Sandro: Abbiamo iniziato facendo il primo concerto senza nessuna idea di farne un altro in seguito. Abbiamo detto: "esce il disco dopo 10 anni, lo presentiamo, facciamo il concerto e offriamo una cena". Praticamente eravamo in 4 ed abbiamo messo insieme un set non riproponendo i brani che c`erano sul disco ma assemblando in maniera diversa dei suoni. Poi abbiamo capito che funzionava anche la questione di suonare dal vivo ed abbiamo deciso di continuare a fare altri concerti avvertendo subito l`esigenza di aggiungere una batteria suonata dal vivo e non mandata con delle basi: così si è aggiunto il batterista, Daniele dei R.U.N.I.; inoltre si è aggiunto Xabier ed abbiamo chiesto al nostro amico Stefano Golfari di proseguire la collaborazione che era già iniziata tempo prima visto che lo conosciamo da vent`anni ed aveva già suonato con noi... E` stato tutto molto improvvisato: Stefano gli ha detto: "porta la tromba e, quando ti faccio segno sali sul palco e suona!

A proposito di questo discorso sulla crescita numerica dei Tasaday: nel `99 con "L`ultimo Tasaday", era praticamente rimasto solo Sandro, mentre ora siete arrivati ad essere in 7...
Sandro:Il titolo "L`ultimo Tasaday" era anche provocatorio: in effetti non ci siamo mai sciolti e non ci sono mai stati fra noi dei problemi tali da far pensare ad uno scioglimento. Il fatto è che noi avevamo da una ventina d`anni un posto in cui ci trovavamo a suonare e registrare e ad un
certo punto ci siamo trovati a dover smantellare questo studio artigianale dove avevamo il nostro otto piste dove registravamo e tutti i vari strumenti così li ho portati a casa io e sono rimasti lì per alcuni mesi perché sembrava che effettivamente non ci fosse più occasione per suonare tutti insieme o di fare qualcosa. Per cui io, avendo a disposizione tempo e strumentazione, ho realizzato queste cose che poi ho intitolato provocatoriamente ed ironicamente "L`ultimo Tasaday". E` stato proficuo perché da lì piano piano tutti hanno avuto la voglia di rimettersi a suonare e di fare...

Stefano:Credo che in questo sia stato importante anche l`evoluzione dei metodi di registrazione, cioè con il computer abbiamo praticamente registrato il disco in casa, cosa che ai tempi non era semplicissima anche se effettivamente con l`otto piste abbiamo fatto un paio di dischi. Sono cambiati i tempi anche in questo senso...

Altro da aggiungere? Qualcosa che volete dire...
Carlo Non pensiate che in assoluto non ci piaccia l`attuale scena indipendente italiana, tutt`altro. Ad un concerto dei Runi o dei Jasminshock potreste vedere i Tasaday saltellare a ritmo di musica, oppure andare in visibilio al live dei Bron Y Aur. Per quel che riguarda le proposte estreme - se proprio vogliamo escludere quelle di origine più o meno jazz-rock, che pure apprezziamo molto (Zu, Anatrofobia, PinPinSugar, ecc), non possiamo non ricordare gli OvO e i loro affiliati, tanto per citare qualcuno. Quanto ai Dogon, nominati nell`intervista, entrambi i loro Cd girano spesso nel mio lettore, così come quelli dei Madrigali Magri e di tanti altri. L`altra cosa da aggiungere sono i
ringraziamenti a tutti coloro che ci hanno mandato i suoni per il Progetto Kaspar; ci scusiamo se qualcuno è rimasto deluso dall`uso che ne abbiamo fatto (si faccia vivo, riceverà un omaggio di consolazione). Grazie anche ai produttori, molti dei quali si sono lanciati nel progetto Kaspar totalmente alla cieca. Grazie a Mirko Spino.